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Mauro Meluso, ds dello Spezia, ha parlato di mercato e non solo nel corso di un'intervista concessa a Tuttosport. L'ex Lecce ha commentato la promozione del club in Serie A e le possibilità di salvezza dei liguri.
Intervista a Meluso, il ds dello Spezia
Mercato?
«Questo è molto particolare causa la pandemia in corso e le conseguenze economiche negative che sta provocando. Insieme col presidente Chisoli e con l’allenatore Italiano abbiamo compiuto delle scelte, poi la responsabilità degli acquisti è mia e della mia struttura composta da Stefano Melissano e Angelo Antenucci. Allo Spezia ho trovato alte professionalità e strutture funzionali, agili e veloci. Io sono solo un ingranaggio. Sì, sono molto soddisfatto».
I suoi rapporti con la proprietà come sono?
«Ottimi. Non mi ha messo nessuna pressione, mi lascia ampia libertà di movimento. Io affronto questa nuova avventura con grande entusiasmo e con serenità. Abbiamo rivoluzionato l’organico in meno di un mese e compiuto un lavoro che spero il campo ci riconosca. I tre punti di Udine ci hanno regalato un po’ di tranquillità ma Italiano ha concesso solo un quarto d’ora di relax, poi subito al lavoro».
Che futuro prevede per il suo Spezia?
«Statisticamente la Serie A per una neopromossa è difficilissima. Noi abbiamo ottimi giocatori, nessun fuoriclasse ma un’identità di gioco e un allenatore preparatissimo. Le nostre armi sono l’organizzazione tattica e il gruppo. Di fronte a noi c’è molto lavoro da fare e bisognerà sempre ragionare in funzione della squadra. Sarà di fondamentale importanza poi gestire i momenti delicati che capitano durante una stagione così lunga. Insomma, dobbiamo crescere».
Ma riuscirete a restare in Paradiso?
«Nel calcio nulla è scontato e tutto è possibile. Io credo nella nostra realtà e sono convinto che sapremo farci valere anche contro squadre che vantano budget di gran lunga superiore al nostro. L’importante sarà non perdere mai la nostra identità».
Lecce?
«Purtroppo abbiamo pagato duro il post lockdown. Prima allo stadio c’erano 25.000 spettatori per partita, dopo il deserto. E questo è stato determinante perché i tifosi leccesi sono un valore aggiunto. Poi la squadra ha perso giocatori importanti per infortunio e di conseguenza l’organico si è impoverito. Infine la frequenza degli incontri con la rosa ridotta ha inciso parecchio. Comunque il destino dei salentini è stato deciso dalla partita di Genova contro i rossoblù, sconfitta dopo rigore sbagliato e tante occasioni sciupate. Bastava un pochino di fortuna in più e il Lecce si sarebbe salvato».
