Alessandro Bastoni, difensore dell'Inter, ha parlato nel corso di un'intervista concessa ad Alessandro Cattelan nel podcast Supernova affrontato diverse tematiche non solo di campo.

Intervista a Bastoni

Campo? "C’è qualcosa a cui mi aggrappo per mantenere alto il livello? È una cosa personale, dipende tanto dal percorso che uno ha avuto. Nel corso della carriera ho incontrato le persone giuste al momento giusto. Davanti a tutto metto i sacrifici che ho fatto. Per la gente in generale i sacrifici li fanno soli gli operai o i muratori. Se non sei dentro a questo mondo fai fatica a capire i sacrifici che fa un giocatore. Dormo a casa due-tre notti a settimana. Poi i giorni in cui dormo a casa sono via fino alle 14:00 per via degli allenamenti, quindi il tempo a casa è veramente ristretto".

Finale di Champions del 2010?  "Avevo 11 anni, sarò stato a letto perché avevo scuola (ride, ndr). Scherzo, la guardavo con mio papà, è stato lui a trasmettermi la passione per l’Inter. Ho una foto, che ho pubblicato anche su Instagram, in cui guardiamo quella partita. Cosa si prova a giocare per la squadra del cuore? Ho fatto 11 anni di settore giovanile con l’Atalanta e ho affrontato non so quante volte l’Inter, in quei momenti non mi stava molto simpatica. Facevo i miei interessi. Poi da grande, quando rappresenti i colori che ami è il massimo della vita. Non dovevo più cercare i risultati della mia squadra del cuore, perché ne facevo parte (ride, ndr)".

Sono uno che parla negli spogliatoi?  "Sì sì, ma non c’è bisogno di parlare sempre. C’è un livello talmente alto che uno sa dove sbaglia, al massimo potrei dire qualcosa in merito all’atteggiamento nel caso in cui le cose non stiano andando bene. In spogliatoio parlano tanto Lautaro e Barella, ma non abbiamo la cultura che uno parla e tutti stanno zitti. Non c’è più il nonnismo che c’era una volta. Ci sono passato nei primi anni di carriera, ora fortunatamente non c’è più. Ad esempio all’Atalanta succedeva con Stendardo, Masiello e Zukanovic. Una volta ho fatto un tunnel in allenamento ed è finito il mondo. Non lo trovo giusto. Fortunatamente c’è più cultura ora".

Difensore atipico?  "Sono uno dei primi difensori che interpreta il ruolo così, che si spinge molto in attacco. Lo faceva già un po’ Toloi all’Atalanta, ma con così tanta costanza forse sono il primo. Le mie caratteristiche aiutano, mi piace portare la palla. In Nazionale non posso farlo perché giochiamo in questo modo".

Social? "Spesso manca il rispetto verso di noi. Non puoi insultarmi la famiglia o augurarmi la morte perché ho fatto un errore. I social hanno portato questa cosa malsana".